25 Gennaio: Burns Night!

RobertBurnsAh, gli Scozzesi. Hanno i loro kilt, le loro cornamuse e il loro accento stretto, musicale che dà l’idea che stiano sempre masticando della gomma. E soprattutto, si entusiasmano per un poeta del 18° secolo.
Ogni anno, il 25 gennaio, persone si riuniscono in cene commemorative in tutta la Scozia per celebrare la vita e le opere del poeta più famoso del paese, Robert Burns – e lo fanno cantando inni al cibo! Sarebbe come se da noi ogni 6 febbraio si organizzassero cene a base di fegato alla veneziana e grappa per ricordare Foscolo.

Robert Burns era nato più di 250 anni fa, il 25 gennaio, 1759, a Alloway, Scozia. Suo padre era un mezzadro e sua madre non sapeva scrivere, ma Burns era un lettore accanito e riuscì ad assicurarsi una educazione piuttosto completa. La sua famiglia aveva pochissimo denaro – alla morte del padre finirono sul lastrico – e questo gli ispirò i temi dell’uguaglianza e il rifiuto dell’autorità  che sarebbero apparsi nei suoi lavori futuri.

A 15 anni, cominciò a lavorare nei campi al posto del padre al fianco di una giovane ragazza, Nelly. Ben presto si trovò pieno di passione per ciò che più tardi avrebbe definito “il primo grande piacere nella vita di un uomo” e una delle sue prime poesie parlava appunto di Nelly. Crescendo, crebbe anche il suo successo con le donne, per le quali abbandonava senza rimorsi gli amici al pub. Non per nulla ebbe 14 bambini da sei diverse donne, solo una delle quali era sua moglie.

Burns scriveva nel dialetto scozzese, abbastanza familiare ma non del tutto chiaro per un parlante inglese dei giorni nostri (la maggior parte dei quali è in grado di recitare “Auld Lang Syne” ma non di interpretarla). Nel 1786 pubblicò il primo libro di poesie su svariati temi, dall’ipocrisia dei religiosi a un tipico sabato sera scozzese. Le poesie erano accattivanti, sarcastiche e leggere, un successo immediato. La fama lo colpì all’improvviso, tutti in Scozia improvvisamente sapevano chi era.

Nel 1788 sposò Jean Armour, il che non gli impedì di avere molte altre relazioni.

Ma mantenere una famiglia con i soli guadagni da poeta è dura, così Burns oltre a scrivere e coltivare i campi accettò un lavoro come ispettore delle tasse. Passava dalle poesie alle canzoni, creando una serie di motivi tutt’ora conosciuti e famosi, tra cui il motivetto sui vecchi amici che si suona la vigilia del nuovo anno. Sfortunatamente, Burns aveva il cuore debole e le fatiche della vita di campagna ebbero la meglio. Morì nel 1796, il giorno stesso in cui sua moglie diede alla luce il suo ultimo figlio. Drammatica scelta di tempo, da poeta.

La Scozia entrò in lutto; diecimila persone parteciparono al suo funerale e più tardi egli fu nominato poeta nazionale della Scozia. Gli scozzesi lo chiamano “il Bardo”, altri “il Bardo scozzese” per distinguere il suo soprannome da quello di Shakespeare. E poi, ovviamente, c’è la Serata  Burns.

Nel 1801, nel quinto anniversario della morte del poeta, alcuni degli amici e ammiratori di Burns decisero di onorare il defunto con una cena. Il maestro di cerimonie era un reverendo locale che pianificò la serata su tre elementi, un bell’ haggis grasso, la recitazione dei versi di Burns e molti brindisi (anch’essi in versi) alla memoria del loro amico. Fu una serata così piacevole che decisero di rifarlo l’anno successivo, senza sapere che avevano appena inventato quello che sarebbe diventato un evento globale che segue ancora le regole fissate dal reverendo. Le celebrazioni erano sia per operai che borghesi ma solo uomini – ironico, considerata la passione del poeta per le donne – e il menù non è mai cambiato.

Le regole della Serata Burns sono rigidamente fissate. Dopo che gli ospiti sono arrivati ed hanno preso posto al tavolo, il Presidente della serata (come? le vostre cene non prevedono un presidente?) chiede loro di alzarsi e accoglier gli haggies. Tutti si alzano all’ingresso delle interiora – l’haggis è preparato riempiendo lo stomaco di una pecora con frattaglie triturate con grasso di rognone, cuore, fegato, polmoni di pecora con l’aggiunta di avena, cipolle e spezie, in modo che sembri un pallone da calcio stranamente deformato – su un piatto da portata, di solito con una banda di cornamuse al seguito. A questo punto qualcuno recita chiassosamente una delle poesie di Burns, “Ode ad un Haggis”.

Quando arriva al verso che descrive il taglio del cibo, affonda il coltello nell’haggis in maniera teatrale. Tutti brindano all’haggis con whisky, recitano la preghiera di ringraziamento scritta appositamente da Burns – Selkirk Grace

Some have meat and cannot eat,
Some cannot eat that want it;
But we have meat, and we can eat,
Sae let the Lord be thankit

e subito dopo l’haggis è servito e mangiato con un accompagnamento di neeps (rape) e tatties (patate), seguiti da uno sherry trifle, focacce di farina d’avena e formaggio, il tutto abbondantemente annaffiato da sorsate di “acqua della vita” o whisky scozzese.

scottish-haggis Gli uomini fanno un brindisi sessista e sarcastico alle “ragazze” e le donne (quasi tutte le cene sono aperte anche a loro) rispondono con un sarcastico brindisi su quanto odiano gli uomini. Si tengono discorsi commemorativi e si brinda al grande poeta, si recitano altre poesie, si cantano canzoni e tutti bevono un sacco di whisky.

La serata si conclude con i commensali che, in piedi e con le mani intrecciate, cantano la canzone più famosa di Burns, “Auld Lang Syne”, un classico cantato spesso anche a Capodanno (vedi precedente post “Capodanno a Londra!”).

Se si ospita una serata Burns a casa propria qualsiasi cosa va bene ma è fortemente consigliato indossare almeno qualcosina di scozzese, un cappello, una cravatta o magari un vero e proprio kilt, vedete voi.

La tradizionale cena di Burns è cambiata poco in più di 200 anni: i suoi elementi base sono poesia, canzoni, whisky, balli, cornamuse, il racconto di storie trasgressive e volgari dalla breve vita del poeta, un’occasionale lacrimuccia e, naturalmente, haggis.

Ma la serata Burns è anche un’occasione per ogni scozzese, in patria e all’estero, per affermare la propria identità e appartenenza a un popolo fieramente orgoglioso. La festa nazionale, 30 novembre, giorno di St. Andrea, passa quasi ignorata, gli scozzesi preferiscono celebrare i loro eroi piuttosto che sé stessi e le serata Burns è un’ottima scusa per bagordi patriottici filtrati dal poeta egalitario di tutti che ha saputo catturare così bene la psiche nazionale. Nato in un ambiente difficile, contadino nel sud della Scozia, fine conoscitore di latino e francese grazie a studi appassionati, Burns è l’eroe dell’uomo comune, avendo scritto appassionatamente di ingiustizia sociale, del suo paese, della natura, del cibo, del bere e, non ultime, delle donne.

Bruna

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