Don Bosco 1815-2015: post #11

Per tutto l’anno dedicato al Bicentenario della Nascita di don Bosco torniamo di settimana in settimana a riscoprire gli estratti più significativi delle sue “Memorie dell’Oratorio”: a Chieri Giovanni Bosco si impegna a fondo nello studio dei classici…
logo_bicentenario_don_bosco_2015_01Memorie dell’Oratorio
Studio dei classici

Nel vedermi passare il tempo in tante dissipazioni, voi direte che doveva per necessità trascurare lo studio. Non vi nascondo che avrei potuto studiare di più: ma ritenete che l’attenzione nella scuola mi bastava ad imparare quanto era necessario. Tanto più che in quel tempo io non faceva distinzione tra leggere e studiare e con facilità poteva ripetere la materia di un libro letto o udito a raccontare. Di più essendo stato abituato da mia madre a dormire assai poco, poteva impiegare due terzi della notte a leggere libri a piacimento, e spendere quasi tutta la giornata in cose di libera elezione, come fare ripetizioni, scuole private, cui sebbene spesso mi prestassi per carità o per amicizia, da parecchi però era pagato.

Era allora in Chieri un libraio ebreo di nome Elia, col quale contrassi relazioni associandomi alla lettura dei classici italiani. Un soldo ogni volumetto, che gli ritornava dopo averlo letto. Dei volumetti della biblioteca popolare ne leggeva uno al giorno. L’anno di quarta Ginnasiale l’impiegai nella lettura degli autori italiani. L’anno di Retorica mi posi a fare studi sui classici latini, e cominciai a leggere Cornelio Nipote, Cicerone, Salustio, Quinto Curzio, Tito Livio, Cornelio Tacito, Ovidio, Virgilio, Orazio Flacco ed altri. Io leggeva que’ libri per divertimento e li gustava come se li avessi capito interamente. Soltanto più tardi mi accorsi che non era vero, perciocché fatto sacerdote, messomi a spiegare ad altri quelle classiche celebrità, conobbi che appena con grande studio e con molta preparazione riusciva a penetrarne il giusto senso e la bellezza loro.
Ma i doveri di studio, le occupazioni delle ripetizioni, la molta lettura, richiedevano il giorno ed una parte notabile della notte. Più volte accadde che giungeva l’ora della levata mentre teneva tuttora tra mano le decadi di Tito Livio, di cui aveva intrapreso lettura la sera antecedente. Tal cosa mi rovinò talmente la sanità che per più anni la mia vita sembrava ognora vicina alla tomba. Laonde io darò sempre per consiglio di fare quel che si può e non di più. La notte è fatta pel riposo, ed eccettuato il caso di necessità, altrimenti dopo la cena niuno deve applicarsi in cose scientifiche. Un uomo robusto reggerà alquanto, ma cagionerà sempre qualche detrimento alla sua sanità.

Giovanni Bosco, “Memorie dell’Oratorio di S. Francesco di Sales dal 1815 al 1855″, con saggio introduttivo e note storiche a cura di Aldo Giraudo, Roma, LAS 2011.
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