Don Bosco 1815-2015: il Papa in visita a Torino

oratori-sindone-200dbGiornata attesa e preparata da mesi con trepidazione quella di oggi a Torino: è il grande giorno della visita in città di Papa Francesco. Ecco la cronaca di Gian Francesco Romano per ANS (Agenzia Info salesiana)…
È arrivato tra due ali di folla festanti, tra gli applausi e le acclamazioni dei giovani, degli educatori e del popolo che quotidianamente anima la vita della Basilica di Maria Ausiliatrice, di Valdocco e di tutto il quartiere, un tempo piena periferia di Torino: Papa Francesco, dopo essere stato pellegrino alla Sindone e aver omaggiato la Madonna della Consolata, è finalmente giunto nel cuore spirituale della salesianità.

La sua esperienza personale con i Salesiani e la Famiglia Salesiana, la creatività e la concretezza di Don Bosco e dei suoi figli spirituali, la figura di Maria Ausiliatrice, l’amore per l’Eucaristia e la Chiesa, la gioia salesiana, l’amorevolezza, l’educazione al bello, il ruolo della donna, la missionarietà… Sono tantissimi i temi toccati da Papa Francesco nel suo discorso a braccio nella Basilica di Maria Ausiliatrice, in quella che può considerarsi a pieno titolo una “catechesi salesiana”.

Il dialogo si era aperto con le parole emozionate del Rettor Maggiore, Don Ángel Fernández Artime, che nel suo intervento aveva ricordato come Don Bosco avesse “iniziato tutto con un’Ave Maria, nella forma di un oratorio”, spiegando anche che il suo “segreto” stava nell’“accettare la vita come missione tra i giovani, datagli da Dio” nella certezza che “Dio vuole la salvezza di ogni giovane, a partire dai più esposti al disagio umano e religioso”.

Sull’esempio del Fondatore, Don Á.F. Artime ha perciò rinnovato l’impegno della Famiglia Salesiana per i giovani, specie i più bisognosi, in spirito di servizio alla Chiesa e di fedeltà al Pontefice; e con fare scherzoso ha anche rassicurato il Papa sull’impegno in Patagonia – riferimento alla raccomandazione che il Santo Padre aveva lasciato ai Salesiani in occasione dell’incontro con i partecipanti al Capitolo Generale 27 (marzo 2014).

È stato poi il turno del Papa, che ha subito abbandonato il discorso ufficiale per parlare con maggiore spontaneità. Dapprima Papa Francesco ha ricordato con simpatia la sua conoscenza diretta con Don Á.F. Artime, nata nell’ambito di un pellegrinaggio giovanile nazionale alla Madonna di Luján, quando l’uno era arcivescovo di Buenos Aires e l’altro Ispettore salesiano. “Questo è il gallego che è venuto a comandare!” scherzò all’epoca. Ma fuor di battuta, il Pontefice ha affermato di averne apprezzato “umiltà e servizio”.

Quindi il Papa ha sottolineato i numerosi e ormai noti motivi che lo legano alla spiritualità e alla Famiglia Salesiana: la figura di don Enrico Pozzoli, fondamentale per lui e per i suoi genitori; la passione sportiva per il San Lorenzo de Almagro (“squadra con i colori della Madonna, ma formata da ragazzi di strada”), opera del salesiano don Lorenzo Massa; e in particolare l’anno trascorso nell’istituto salesiano di Ramos Mejía, dove ha detto di aver imparato “ad amare la Madonna”, dove è stato educato “alla bellezza, all’amore, all’affettività”, secondo quello stile che Don Bosco stesso utilizzava con i suoi giovani, avendolo appreso dall’amorevolezza di Mamma Margherita. “Sono tanto riconoscente alla Famiglia Salesiana per quello che ha fatto nella mia vita”, ha sintetizzato.

Parlando di Mamma Margherita (“senza la quale non si puà capire Don Bosco”) il Santo Padre è intervenuto sul tema del ruolo della donna e dei modelli educativi femminili da proporre alle giovani ragazze, alle allieve dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Non il funzionalismo dei ruoli, ma l’educazione secondo le figure autorevoli di donne che sanno amare, è stata la risposta del Papa a chi chiede nomine femminili ai vertici curiali.

Papa Francesco ha anche parlato dell’attualità e, facendo un paragone con l’epoca di Don Bosco, ha osservato che “oggi tante cose sono cambiate, ma la situazione dei giovani è più o meno la stessa”. Per questo ha esclamato che “il vostro carisma è di un’attualità grandissima” e ha invocato scelte coraggiose da parte dei Salesiani, affinché come Don Bosco sappiano rischiare e sappiano essere concreti: “il salesiano è concreto: vede il problema, pensa a cosa fare e prende in mano la situazione”.

Della visione salesiana ha lodato altri due aspetti: l’attenzione alla formazione professionale, specie oggi, di fronte alla piaga della disoccupazione giovanile, che porta a richiedere “un’educazione a misura di crisi”; e “la missionarietà”, testimoniata da tanti uomini e donne che hanno speso la loro vita per l’evangelizzazione delle genti  – comprese quelle della Patagonia.

Dopo aver attraversato lentamente la navata centrale della Basilica, salutando con cura chiunque lo fermasse, sul sagrato si è quindi congedato dai fedeli presenti in piazza, invitandoli ad essere sempre gioiosi e – come solito – a pregare per lui.

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