TGS@Expo2015: la relazione di Mons. Mario Lusek della Conferenza Episcopale Italiana

MarioLusekTUTTE LE FOTO DELLA TAVOLA ROTONDA! Domenica 27 Settembre 2015, in occasione della tavola rotonda TURISMO SOSTENIBILE – educhiamoci con i giovani alla salvaguardia del creato” organizzata da TGS Nazionale presso Casa Don Bosco, Expo Milano 2015  (vedi precedente articolo TGS vi invita a Expo2015: “Turismo sostenibile: educhiamoci con i giovani alla salvaguardia del creato”), abbiamo avuto il piacere di ospitare Mons. Mario Lusek, Direttore Ufficio Nazionale per la pastorale del tempo libero, turismo e sport della Conferenza Episcopale Italiana. Ecco il testo del suo intervento.


C’è una affermazione di papa Francesco nella Laudato sii ripresa anche nel Messaggio del Pontificio Consiglio dei migranti e degli itineranti per questa Giornata Mondiale del Turismo 2015 in questo modo “Compito della Chiesa è anche educare a vivere il tempo libero. Il Santo Padre ci ricorda che “la spiritualità cristiana integra il valore del riposo e della festa. L’essere umano tende a ridurre il riposo contemplativo all’ambito dello sterile e dell’inutile, dimenticando che così si toglie all’opera che si compie la cosa più importante: il suo significato. Siamo chiamati a includere nel nostro operare una dimensione ricettiva e gratuita, che è diversa da una semplice inattività”
(Papa Francesco, Laudato sii, n° 237, Roma 2015).

Ma perché siamo qui ad interrogarci, come Chiesa, sul turismo ?

Ci sta a cuore l’uomo. E tutto quello che riguarda l’uomo è oggetto dell’attenzione della Chiesa. Guarda all’uomo viator, nomade, che viaggia, che si fa pellegrino e crede che possa “avere di più per essere di più”, per diventare più uomo. Il Vangelo è per aiutare l’uomo ad essere veramente uomo. Il Vangelo è la verità globale dell’uomo: “Chi segue Cristo l’uomo perfetto diviene lui pure più uomo” (GS 42).

La Pastorale del turismo quindi, ci spinge a “capire il turismo”, a discernere in esso ciò che giova all’uomo, ad educare al turismo, all’arte di viaggiare, visitare ed anche accogliere, a dare senso al viaggio per una fruizione degna dell’uomo e del cristiano; accoglie chi fa turismo sia nel tempo ordinario del lavoro che nel tempo straordinario della vacanza trovando modalità e strumenti idonei; fa proposte radicate nel territorio partecipando al variegato mondo turistico; privilegia l’evangelizzazione con adeguate forme di presenza, testimonianza e di diaconia.

Ma quale turismo ? il turismo sostenibile. Mi inoltrerò seguendo questo schema: dove nasce e perché l’idea e la necessità di uno sviluppo sostenibile, cosa vuol dire oggi, cosa vuol dire turismo sostenibile, come educare al turismo sostenibile. Immagino che molti di voi abbiano familiarizzato con la Laudato sii di papa Francesco che offre delle vere e proprie linee guida anche al mondo del turismo. Partiamo allora dalle domande che lo stesso papa si pone: “Che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo? A che scopo passiamo da questo mondo? Per quale fine siamo venuti in questa vita? Per che scopo lavoriamo e lottiamo? Perché questa terra ha bisogno di noi?” (Papa Francesco, Laudato sii, n° 160, Roma 2015)

IL FUTURO DI TUTTI NOI

“Lo sviluppo sostenibile è quello che provvede al soddisfacimento dei bisogni delle generazioni presenti senza compromettere la possibilità di soddisfacimento dei bisogni di quelle future”
(Our common future ovvero Rapporto Brundlannd – 1987)

Era il 1987 quando la Commissione Mondiale di studio su “ambiente e sviluppo” dell’Onu presieduta dal Premier norvegese Gro Harem Brundtland presentò il suo rapporto con il titolo emblematico “Il futuro di tutti noi”. Per la prima volta il concetto di “sviluppo sostenibile” entrava nel linguaggio comune e veniva sintetizzato nei famosi due pilastri: soddisfare i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere le future.

Tale concetto tentava di conciliare problematiche complesse: come rendere compatibili le ragioni della tutela del creato, della sua custodia, con quelle dell’economia, del mercato.

L’umanità aveva manifestato una “voracità” incredibile riuscendo a consumare nella seconda metà del secolo scorso tante risorse quante i precedenti secoli della storia.

Il problema della non rinnovabilità delle risorse rendeva impossibile alle future generazioni continuare sul modello di sviluppo che si stava consolidando. Modello di sviluppo che ha poi generato squilibri non più sopportabili: l’effetto serra, la deforestazione, la progressiva scomparsa della biodiversità, la desertificazione, la contaminazione dell’aria, del suolo, delle acque, compresi gli oceani e papa Francesco vi aggiunge il “deterioramento della qualità della vita umana e la degradazione sociale”

Sono tutti elementi di una crisi la cui responsabilità non può non essere addebitata all’uomo stesso.

La stessa “crisi economica” che sta allarmando le generazioni presenti è conseguenza

di una visione economica che invece di offrire risposte ai bisogni veri dell’uomo ha messo in discussione il futuro delle prossime generazioni.

L’idolatria del mercato, il consumismo sfrenato e senza limiti, la distruzione dell’ambiente sono “mali”, “peccati” sociali riparabili soltanto usando in modo equo e sostenibile le risorse ancora disponibili. “Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale – scrive papa Francesco al n° 139 di LS – bensì una solo e complessa crisi socio-ambientale. Le direttrici per la soluzione richiedono un approccio integrale per combattere la povertà, per restituire la dignità agli esclusi e nello stesso tempo prendersi cura della natura” (Papa Francesco, Laudato sii, n° 139, Roma 2015)

Anche l’”Agenda 21”, ovvero il programma d’azione per lo sviluppo sostenibile che insieme alla “Dichiarazione di Rio” hanno gettato le basi per un risanamento globale del pianeta Terra, raggruppa in 6 argomenti le azioni prioritarie per un futuro sostenibile:

  • Costruzione di un mondo prospero: una crescita dell’economia di mercato con criteri di sostenibilità.
  • Costruzione di un mondo giusto: riduzione della povertà, garanzia di una esistenza vivibile ed equa per tutti, riduzione del degrado ambientale, sostegno ai paesi in via di sviluppo.
  • Costruzione di un mondo vivibile: risanamento urbanistico delle metropoli ormai collassate, riduzione delle periferie degradate, qualità delle abitazioni, dell’energia, del trasporto, delle reti idriche per ridurre l’inquinamento urbano e lo smaltimento dei rifiuti e delle acque di scarico.
  • Promozione di un mondo fertile: ottimizzazione della produzione agricola attraverso l’utilizzo sostenibile della terra, dell’acqua potabile, delle risorse biologiche.
  • Promozione di un mondo condiviso: uso responsabile e giusto delle risorse e azioni di cooperazione globale per la protezione delle risorse stesse.
  • Promozione di un mondo pulito: riduzione dei prodotti chimici, nocivi, tossici e loro smaltimento.

È sul versante della “qualità della vita” che gioca appunto il “futuro di tutti noi”.

LO SVILUPPO SOSTENIBILE

Il pensiero e le teorie sullo “sviluppo sostenibile” e dell’eco-economia ribaltano i cardini fondamentali dell’economia basata esclusivamente sul “lavoro” e il “capitale”: per capitale si distinguono quello “naturale” (ossia i sistemi naturali – flora, fauna, habitat, fiumi, mari, laghi, i prodotti dell’agricoltura, pesca, i beni culturali di un territorio) e quello “prodotto dall’uomo”.

La terra sta passando da una fase storica in cui il fattore “limite” era il capitale prodotto dall’uomo ad un’altra in cui il fattore determinate è “quello che rimane del capitale naturale”

Ne deriva un nuovo approccio alla gestione della “madre terra” che punta sulla lotta alla povertà, al sottosviluppo e al miglioramento della vita per tutti.

Ne deriva anche la necessità di un uso razionale e responsabile delle risorse (cambiamento dei comportamenti di consumo, conservazione e salvaguardia dell’ambiente, lotta alla deforestazione, tutela della biodiversità, promozione dell’agricoltura…).

La riduzione massima degli “sprechi” non è solo necessità virtuosa, ma di sopravvivenza.

Lo “sviluppo sostenibile” si costruisce su diversi ambiti: non solo economico, ma soprattutto sociale, culturale, ambientale, sanitario, tecnologico.

A tal fine necessitano politiche innovative a livello commerciale, energetico, agricolo, industriale.

Per la verità papa Francesco nella LAUDATO SII al n° 194 invita a “cambiare il modello di sviluppo globale” , a “ridefinire il progresso” perché dice “il discorso della crescita sostenibile diventa spesso un diversivo e un mezzo di giustificazione che assorbe valori del discorso ecologista all’interno della logica della finanza e della tecnocrazia, e la responsabilità sociale e ambientale delle imprese si riduce per lo più ad una serie di azione di marketing e di immagine”. E’ una spallata forte, molto forte allo stesso concetto di sviluppo sostenibile.

LA SOSTENIBILITÀ NEL TURISMO

L’ Articolo 3 del Codice Mondiale di etica del turismo è dedicato al turismo quale fattore di sviluppo sostenibile e incomincia cosi: “Tutti i responsabili dello sviluppo turistico dovranno salvaguardare l’ambiente e le risorse naturali, con la prospettiva di una crescita economica sana, continua e sostenibile, tale da soddisfare in modo equo le necessità e le aspirazioni delle generazioni presenti e future.”

E seguono altre considerazioni.

Sulla tipologia del turista post-moderno le ricerche e le analisi offrono un quadro di una sua maggiore consapevolezza, responsabilità e percezione di una crescente sostenibilità.

Il turista che vive da “estraneo” o da “consumatore” nella realtà che visita sta tramontando e stanno emergendo nuovi bisogni: di autorealizzazione, d’identità, di immersione nella realtà, di protagonismo.

Sente il bisogno di incontrare il territorio da informato, esperto, eticamente sensibile e portatore anche lui di valori da mettere a confronto. Vuole coinvolgersi ed esige qualità (cfr. Regione Campania, “Turisti in Campania”, ottobre 2008).

Ma non è mosso solo dalla qualità (è dato per scontato che ci sia) ma anche dalle emozioni, sensazioni che l’esperienza di viaggio, di vacanza, di immersione nelle bellezze e nella cultura locale provocano in lui: e ciò a tutti i livelli dal turismo balneare, al naturalistico, al religioso (Regione Puglia, rapporto Unioncamere).

Anche nel turismo vige la regola dell’equilibrio delle 3E: ecologia, economia, equità. Infatti c’è un turismo che può essere nemico dell’ambiente, del creato, e un turismo definito “leggero” che al contrario può diventare una sorte di “agenzia” mondiale di protezione della natura.

E’ un turismo, il secondo, che ha come principio cardine quello di soddisfare i bisogni economici, sociali, estetici del viaggiatore preservando e tutelando l’integrità, l’equilibrio, la struttura dei territori puntando sul miglioramento della qualità della vita.

  1. Pertanto il turismo può contribuire non solo alla salvaguardia e alla conservazione ma soprattutto alla custodia degli ecosistemi, del creato;
  2. per questo i criteri di ogni viaggio, devono basarsi su modelli di produzione di consumo possibili;
  3. lo sviluppo turistico non deve stravolgere l’assetto dei territori ma riconoscere e valorizzare l’identità, la cultura, gli interessi delle popolazioni locali.

Sono molte le problematiche connesse alla sostenibilità nel turismo riconducibili a tre filoni:

ambientale

  • l’uso eccessivo e non responsabile dell’acqua;
  • lo sfruttamento del territorio (a livello urbanistico, di impatto ambientale, di distruzione della biodiversità) in modo improprio;
  • inquinamento atmosferico, acustico;
  • degrado del paesaggio;
  • uso spropositato delle risorse naturali non rinnovabili ed eccesivo consumo di energia;
  • scarso ritorno economico alla comunità locale ( specialmente nel terzo mondo);
  • l’eccesiva produzione di rifiuti e suo smaltimento;
  • sovraffollamento;

sociale

  • perdita dell’identità culturale;
  • mercificazione dei prodotti culturali e artistici;
  • interazione tra turisti ed ospiti superficiale o inesistente;
  • turismo sessuale e sfruttamento dei minori;
  • sfruttamento sul lavoro, micro e macro criminalità;
  • eccessiva diffusione di modelli consumistici;

economico

  • deboli e insufficienti ritorni economici e pessima distribuzione del reddito;
  • eccessiva importazione di beni di consumo dai paesi generatori di flussi;
  • scarsi effetti occupazionali sulla popolazione locale.

Sovente il turismo di massa è gestito da poche multinazionali e fa registrare impatti negativi.

Oltre alla scarsa ricaduta economica e l’impatto sugli eco-sistemi, spesso è causa di forme di sfruttamento e abuso sulle popolazioni locali (cancellazione delle differenze, culture e tradizioni locali), omologandole a sistemi di vita impropri, privandole della possibilità di decidere del proprio futuro.

EDUCARE AL TURISMO SOSTENIBILE

Le istituzione educative sono investite anche loro del compito di educare alla sostenibilità e nel nostro caso al “turismo sostenibile”.

Famiglia, scuola, chiesa, organizzazioni di turismo sociale, solidale e sostenibile hanno tutte una loro specifica responsabilità.

Il turismo scolastico, il turismo religioso, il turismo culturale, il turismo sociale e associato possono sensibilizzare e formare il nomade di questo nostro tempo su alcune frontiere:

  • La lotta all’inquinamento turistico: può sembrare provocatoria questa affermazione ma il turismo, come già detto, è fattore inquinante
  • quando agisce sul sistema in maniera predatoria, considerando eternamente sfruttabili quei beni essenziali per il turismo quali il paesaggio, le tradizioni, il folklore;
  • quando rifiuta vincoli, limiti, responsabilità nell’approccio con i territori;
  • quando contribuisce alla perdita di originalità, specificità, identità, qualità dei luoghi con effetti deleteri sullo stesso.

L’homo ludens può diventare, nei rapporti con l’ambiente, pericoloso quanto e più dell’homo faber.

Un rinnovato pensiero motivato da tensione etico-morale ed educativa aiuta a superare la scissione tra uomo e ambiente e incoraggia al rispetto di ogni forma di vita sulla terra. Ecco allora l’urgenza di

  • coltivare l’etica della responsabilità: “implica il rispetto del futuro e delle condizioni ecologiche atte a renderlo possibile, prestando attenzione ai comportamenti e alle azioni concertate, che portino meno ingiuria possibile al pianeta, oltre ogni lamento, pur legittimo, circa lo squilibrio, i danni e il possibile naufragio.” (Pontificio Consiglio dei Migranti e degli itineranti, Messaggio per la Giornata Mondiale del Turismo 2008)
  • Educare al senso del limite “contro il progresso folle e ad ogni costo, fuggendo l’ossessione di possedere e di consumare a favore di una austerità gioiosa” (Pontificio Consiglio dei Migranti e degli itineranti, Messaggio per la Giornata Mondiale del Turismo 2008)
  • Salvaguardia del creato ed educazione alla bellezza: Il paesaggio, l’ambiente, il creato, gli spazi infiniti, il mare, il patrimonio culturale religioso inserito dentro questo ambiente, risultano essere un percorso privilegiato per gustare il bello. E’ una dimensione importante del viaggiare. Il turismo è chiamato a veicolare il valore della “bellezza”. La “bellezza” non riguarda solo la qualità estetica dell’architettura, del paesaggio e degli ambienti ma anche le “emozioni” che veicola: lo stupore, la meraviglia, la contemplazione. La diversità degli ambienti, dei paesaggi, delle colture, delle specie animali e vegetali, dei colori della natura sono il linguaggio del creato e sono sotto il segno della “bellezza”. Per una vita sostenibile e buona” la via “della bellezza”, se va coniugata con l’utile non va comunque disgiunta dagli stili di vita: nel turismo la “bellezza” diventa fattore determinante di sostenibilità, anche nel consumo delle risorse disponibili (es. l’acqua).
  • Equità: lo sviluppo sostenibile del turismo è chiamato ad integrarsi con tutti gli altri aspetti dello sviluppo e richiede il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati, prime fra tutte le comunità locali. Sappiamo di come il turismo
  • condiziona e determina i comportamenti individuali e collettivi di viaggiatori e residenti;
  • incide in maniera determinate sull’organizzazione sociale dei territori;
  • determina lo sviluppo o il declino delle comunità locali,
  • indica le forme e i luoghi di distribuzione degli insediamenti umani;
  • contribuisce ad un rapporto tra le variabili culturali, sociali, tecniche di un territorio ed il suo ambiente naturale. In bene o in male.

La risposta è, nel caso specifico, la creazione di un modello di impresa educante: un marketing che educa al rispetto e alla salvaguardia del creato, e che offra il massimo dei benefici alle comunità locali.

  • Economia di comunione : rispetto, reciprocità, dignità, fraternità ed uguaglianza in campo economico sono possibili? Nel turismo, dove appunto il bisogno di sostenibilità è ormai anch’esso globalizzato, questo non solo è possibile ma necessario. Una impresa turistica nell’ottica della comunione è una impresa che lotta contro la povertà, l’indigenza, lo sfruttamento ed offre occasioni di crescita e di sviluppo.
  • Promozione di stili di vita per un turismo sociale, solidale, sostenibile.

Il capitolo 6° della Laudato Sii ha come titolo “educazione e spiritualità ecologica” e invita fortemente a puntare sul cambiamento degli stili di vita e citando la Carta della terra invita alla ricerca di un nuovo inizio: “Possa la nostra epoca essere ricordata per il risveglio di una nuova riverenza per la vita, per la risolutezza nel raggiungere la sostenibilità, per l’accelerazione della lotta per la giustizia e la pace, e per la gioiosa celebrazione della vita” (Carta della terra, L’Aja, 29 giugno 2000)

Il viaggiatore consapevole si interroga sulla stile da vivere nei suoi viaggi, si informa su quegli aspetti logistici che impattano sull’ambiente e sul contesto dei territori che visita, è attento sulla qualità del prodotto turistico che acquista a livello di “sostenibilità, equità sociale e trasparenza economica(Atr, “Carta Italia” del turismo sostenibile, 2002). E’ attento a livello personale ( ed è un richiamo alla “carta Italia” del turismo sostenibile)

  1. ad un consumo consapevole “privilegiando l’acquisto di prodotti che siano espressione autentica della cultura locale (artigianato, gastronomia, arte); usa in modo responsabile le risorse (acqua, energia) evitando gli sprechi, limitando la produzione e l’abbandono di rifiuti; contribuisce nelle strutture recettive alla raccolta differenziata; negli spostamenti favorisce il trasporto collettivo e la mobilità leggera (bici, mountain bike); evita rumori e schiamazzi di vario genere” (Atr, “Carta Italia” del turismo sostenibile, 2002).
  2. A comportamenti virtuosi: è responsabile nella salvaguardia delle culture tradizionali delle popolazioni locali; se imprenditore turistico è responsabile nel favorire una partecipazione attiva dei locali nella gestione delle imprese turistiche e in ogni caso è responsabile nella socializzazione degli utili e nella condivisione dei benefici socio-economici derivanti dal turismo.
  3. Al risparmio energetico: nella scelta recettiva “privilegia alloggi, ristoranti, strutture e trasporti ecocompatibili ( per presenza di depuratori, corretto smaltimento dei rifiuti, uso dell’energia) e ben inseriti nell’ambiente”.

Con le proprie scelte il turista può condizionare il mercato dell’offerta turistica e con il proprio comportamento il turista rende la stessa vacanza “sostenibile” , cioè capace di trasformare e gratificare nel profondo la persona (Atr, “Carta Italia” del turismo sostenibile, 2002).

  1. Al movimento lento, che non riguarda solo la mobilità ma uno stile di vita finalizzato a dare tempo “all’incontro tra persone e culture differenti, all’ospitalità, alla convivialità, alla gentilezza, alla sobrietà, e a contribuire allo sviluppo sociale, culturale ed economico dei territori attraversati ( a piedi o in bicicletta)” Uno stile di vita che recupera, nel momento turistico, il “transitare” non come corsa affannosa e stressante ma come occasione di interiorità, socialità, conoscenza (cfr. http://www.movimentolento.it).

CONCLUSIONE

Ognuno di noi è responsabile dei propri atteggiamenti nei confronti del creato.

Ognuno di noi sa di essere unito al proprio ambiente di vita in maniera stretta e profonda.

Ognuno di noi sa che deve adattare il suo stile di vita alle risorse disponibili: non tutte le risorse sono rinnovabili e quelle che lo sono hanno tempi lunghi.

L’impazienza dell’uomo contemporaneo non aspetta i ritmi della natura.

Possedere, comprare, consumare, sprecare sono le parole cardine del nostro vivere.

Il cristiano è chiamato anche nell’amore alla terra ad essere discepolo e seguire il Maestro (abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Gesù…) nel modo di essere e di agire.

Il cristiano è chiamato a scoprire il senso del limite. Cambiare. Convertirsi. Una conversione che come scrive papa Francesco “comporta il lasciare emergere tutte le conseguenze dell’incontro con Gesù nelle relazioni con il mondo che ci circonda. Vivere la vocazione di essere custodi dell’opera di Dio è parte essenziale di una esitenza virtuosa, non costituisce qualcosa di opzionale e nemmeno un aspetto secondario dell’esperienza cristiana(Papa Francesco, Laudato sii, n° 217, Roma 2015). E’ possibile infatti vivere al passo dei tempi rispettando il creato.

Anche nel turismo e nella gestione del tempo libero si possono assumere modi di vita incentrati su una “austerità gioiosa” e su “una cura generosa e piena di tenerezza intessuta di gratitudine e gratuità” verso il creato (Papa Francesco, Laudato sii, n° 220, Roma 2015). La sobrietà, l’essenzialità, la semplicità non sono rinuncia alla gioia e alla felicità. Sono elementi caratterizzanti la “società dell’allegria”. E sono gli elementi di un turismo dal volto umano. Come?

Chi ama viaggiare, chi ha scoperto il gusto e l’arte di viaggiare, chi è cercatore di verità, sa di trovare se stesso attraverso gli altri. E soprattutto nel totalmente Altro. E questo apre all’esplorazione di territori nuovi, sconosciuti, sconfinati, immensi: i territori della solitudine, dell’interiorità, del mistero. E ci si apre ad un altro viaggio, al viaggio interiore, al viaggio spirituale che ogni uomo compie. Il viaggio nella vita.

E la tradizione cristiana parla dei passaggi della vita come tappe di un viaggio interiore in continua progressione, un continuo processo di crescita e di maturazione. E qui si apre una prospettiva unica e originale quella del pellegrinaggio che è altra cosa dal viaggiare.

Preme a tutti l’unità, la pace, la salvaguardia del creato. Il pellegrinaggio come dice una un po’ lontana ma “viva” Nota pastorale dei nostri Vescovi (“Venite saliamo al monte del Signore”)si presta inoltre ad essere inteso e attuato anche come uno strumento di crescita della comunione tra gli uomini. Esso fa percepire il senso del limite dei singoli e dei popoli e ripropone l’esigenza di una convergenza reciproca, chiedendo a tutti di accogliersi gli uni gli altri come compagni di viaggio, solidali e disponibili al reciproco aiuto nel comune cammino. Così il pellegrinaggio apre gli occhi dell’intelligenza e della coscienza sulla realtà umana e religiosa della vita e sulla storia di popoli. Esso inoltre porta a preparare «un nuovo cielo e una nuova terra» (Ap 21,1), visti incoativamente già presenti nelle attuali condizioni di vita, anche sotto il profilo ecologico. Il pellegrinaggio infatti è occasione di ricerca e di contemplazione con occhi nuovi del creato, come pure invito all’impegno di salvaguardia dell’integrità della creazione, condizione di una sua migliore fruizione personale e collettiva” (n°13).

Buona strada a tutti noi.

Mons. Mario Lusek
Direttore Ufficio Nazionale per la pastorale del tempo libero, turismo e sport della Conferenza Episcopale Italiana


Expo2015TGS_locandina_HQLa tavola rotonda TURISMO SOSTENIBILE – educhiamoci con i giovani alla salvaguardia del creato” è organizzata da TGS Nazionale ed è patrocinata dalla Organizzazione Mondiale del Turismo delle Nazioni Unite, dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e dall’Ufficio per la pastorale del turismo, dello sport e del tempo libero della Conferenza Episcopale Italiana.


Cartella stampa Tavola Rotonda TURISMO SOSTENIBILE, 27 Settembre 2015:

 

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