TGS Eurogroup sui luoghi di Don Bosco. Pagina di diario.

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Un precedente post si chiudeva con l’augurio di buon viaggio ad un gruppo piuttosto eterogeneo di pellegrini in visita ai luoghi salesiani a Torino (vedi post “TGS Eurogroup sui luoghi di Don Bosco”). Quell’augurio si è concretizzato in quattro giorni intensissimi che, invece di stancare chi vi ha preso parte, hanno trasmesso una carica fortissima di entusiasmo e grazia. Gli ingredienti per la buona riuscita c’erano tutti: un bel mix di personalità diverse, di età diverse, di passioni diverse con una base comune di adesione al carisma salesiano, con tanta voglia di condividere esperienze nuove e formative, di scoprire la bellezza di città e luoghi non ancora visitati alimentando un clima di generale allegria.

Sabato 5 dicembre, pomeriggio e sera, dopo un lungo viaggio, ci siamo concessi una lunga passeggiata per le vie di Torino, ciascuna illuminata per le feste natalizie con un tema diverso. In centro abbiamo anche incontrato i consiglieri del TGS Nazionale, in città per la periodica riunione di programmazione, e rinnovare amicizie di lunga data.

Domenica 6 dicembre, partiti di buon mattino, l’abbiamo dedicata ai primi anni di vita di don Bosco; dopo aver partecipato alla Santa Messa a Colle Don Bosco, abbiamo visitato la basilica inferiore, la prima chiesetta, la casa natale del Santo. Ci siamo poi spostati a Chieri, tappa importante nella sua formazione personale e vocazionale. Due sono stati i momenti forti del pomeriggio: nel nuovo Centro accoglienza pellegrini, sito nell’ex Seminario Arcivescovile di san Filippo, abbiamo ripercorso i lunghi e altissimi corridoi che hanno visto il giovane Giovanni studiare per diventare sacerdote e anche stringere amicizie che lo hanno accompagnato nel suo cammino di formazione spirituale. Proprio nella camerata in cui Giovanni sentì la voce del suo defunto compagno “santo” Luigi Comollo, sono custoditi una serie di attrezzi d’epoca a testimoniare le varie professioni da lui apprese per potersi mantenere agli studi. Dopo la visita al Duomo, l’altro momento forte lo abbiamo vissuto nel Convento di santa Teresa d’Avila, casa delle Figlie di Maria Ausiliatrice e contemporaneamente scuola (dalla primaria alla superiore) e centro di formazione. Nonostante fosse tardo pomeriggio e arrivassimo senza preavviso, ci hanno accolti nella semplice e bellissima chiesa che custodisce dei veri tesori: la piccola statua dell’Ausiliatrice che don Bosco mandò ad attendere l’arrivo delle suore in quel palazzo, la poltrona e lo scrittoio che lui stesso usava quando trascorreva in quel luogo dei periodi di ritiro dai suoi molti impegni. Le suore che ci hanno accolti ci hanno raccontato con estrema semplicità e gioia il dono di poter vivere ancora oggi in quella che è stata “casa” per don Bosco. Nella loro vita quotidiana sentono forte la presenza e la protezione del Santo e dell’Ausiliatrice.

Lunedì 7 dicembre anche noi abbiamo ricevuto un dono grandissimo, nella persona di don Bruno Ferrero che ci ha fatto scoprire la città di Torino attraverso gli occhi, le aspirazioni e le fatiche di don Bosco. Don Bruno fonde il suo orgoglio di torinese doc, la sua vocazione salesiana e la vastissima cultura in una personalità che ha catturato e tenuta viva l’attenzione di un gruppo di una trentina di persone, tra cui alcuni bambini, per più di due ore, con affabilità ed allegria. Don Bruno ci ha fatto letteralmente ripercorrere le strade che percorreva don Bosco raccontandoci anche i motivi che spingevano don Bosco a fare quello che faceva, sottolineando quanto poco lineare sia stato anche il cammino di avvicinamento alla realizzazione del sogno profetico dei nove anni. E’ stato difficile immaginare i vasti prati dove giocavano i primi ragazzi che don Bosco radunava attorno a sé dove adesso ci sono strade ed edifici; più facile è stato capire come mai avesse l’urgenza di trovare un cortile grande quando ci siamo ritrovati nel “fazzoletto” lastricato dietro la sacrestia di San Francesco, primissimo “cortile” salesiano: noi trenta lo riempivamo e don Bosco doveva farlo bastare per un centinaio! Quando ci siamo salutati, dopo due ore passate in un attimo, ci restavano la gratitudine per quanto avevamo scoperto e compreso e il fortissimo rammarico per non aver potuto ricevere ancora di più in dono.

A Valdocco ci aspettava una vecchia conoscenza del TGS, don Rafael Gasol, leader a Guildford negli anni ’80 e attualmente responsabile dell’accoglienza a Valdocco e del coordinamento dei volontari-guide ai luoghi del Santo. Ancora una volta siamo stati accolti da un amico di famiglia, e siamo stati subito a casa. Daniela, la giovane volontaria che ci ha svelato Valdocco, con simpatia e semplicità ci ha trasmesso la sua profonda convinzione che quelli sono luoghi in cui la santità è di casa. Quelli tra noi che facevano l’esperienza sui luoghi di don Bosco per la prima volta hanno provato in prima persona la grande gioia di entrare nella casa di don Bosco ed hanno contagiato gli altri, rinnovando in tutti una forte emozione. Non potevamo concludere la giornata senza entrare nella Basilica per un saluto a don Bosco e una preghiera all’Ausiliatrice, ed ognuno di noi lo ha fatto privatamente, un incontro personale con persone care e non per una visita turistica. Anzi, per i componenti del Coro Improvvisando è stato un “a dopo”, visto che si sono ritrovati dopo cena a provare in una Basilica silenziosa, raccolta, con solo don Bosco ad ascoltarli e apprezzare il loro puntiglioso impegno.

La grande festa che aveva preso forma nei giorni precedenti è culminata nella Santa Messa di Martedì 8 dicembre, nel giorno dell’Immacolata concezione nella Basilica di Maria Ausiliatrice voluta da don Bosco. Da posti molto lontani e diversi, da percorsi variegati, ci siamo ritrovati attorno all’altar maggiore per una celebrazione veramente speciale. Abbiamo invocato la protezione di Maria Ausiliatrice, abbiamo ringraziato il Signore per aver ispirato don Bosco a fondare l’Oratorio, abbiamo partecipato alla festa della famiglia dei Salesiani Cooperatori che hanno accolto tra loro il nostro Igino e con lui hanno rinnovato il loro impegno personale. Troppi sarebbero da elencare i buoni motivi per cui, ciascuno di noi a suo modo, si è sentito partecipe di una giornata di “Grazia su Grazia”, li custodiamo nel cuore. Sui visi di tutti splendeva un sorriso radioso che sarebbe stato tale anche senza il sole che, splendido, ci ha accolto all’uscita dalla Basilica.

Il ritorno verso casa, nel buio e nella nebbia, avrebbe potuto essere un ritorno alla normalità, la fine di una breve e bella esperienza che nulla ha a che vedere con la vita quotidiana; così non è stato. Abbiamo portato a casa, nel nostro cuore, una grande gioia, il frutto di una grande Grazia vissuta che non riuscirà a restare nascosta, a non illuminare e guidare le nostre vite.

Bruna

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