Formazione animatori: Scuola per animatori di giovani (terza parte)

Si conclude la rubrica “Formazione animatori” con l’ultima parte degli appunti della Scuola per animatori di giovani di Mons. Domenico Sigalini, pubblicati alcuni anni fa sul sito web del Movimento Giovanile Salesiano Triveneto http://www.donboscoland.it.

animatore - work in progress

Il sogno da realizzare.

Che cosa vogliamo offrire al mondo giovanile?

Essere giovani

È bello essere giovani, avere un’età che ti permette di essere al massimo della salute, al massimo della voglia di vivere, al massimo dei sogni.

  • Essere giovani è sentirsi liberi da ricordi, è alzarti una mattina deciso a conquistare il mondo e il giorno dopo stare a letto fino a quando vuoi, perché tanto c’è qualcuno che farà per te.
  • Essere giovani è sapere di stare a cuore a qualcuno, magari anche solo papà e mamma, che ti rimproverano continuamente, ma che alla fine ti lasciano fare quel che vuoi e di fronte agli altri ti difendono sempre
  • Essere giovani è sballare e sapere di avere energie per uscirne sempre anche se un po’ acciaccati.
  • Essere giovani è sbagliare e far pagare agli altri.
  • Essere giovani è trovare pronti i calzini, le camicie ben stirate e i jeans lavati
  • Essere giovani è parlare coi vestiti, perché ti mancano parole per dire chi sei.
  • Essere giovani è passare per fuori di testa e accorgerti che gli adulti spesso sono più fuori di te.
  • Essere giovani è portare i pantaloni bassi e vedere tua madre che ti imita e fa pietà.
  • Essere giovani è sognare che oggi ci divertiremo al massimo, anche se qualche volta quando torni e chiudi la porta dietro le spalle ti sale una noia insopportabile.
  • Essere giovani è trovare sempre in piazza qualcuno con cui stare a tirare sera sparando stupidate, senza problemi
  • Essere giovani è sgommare e sorpassare sperando che ti vada sempre bene
  • Essere giovani è avere il cuore a mille perché ti ha guardato negli occhi e ti senti desiderata.
  • Essere giovani è avere un bel corpo, anche se qualche volta non hai il coraggio di guardarti allo specchio e stai col fiato sospeso a sentire come ti dipingono gli altri.
  • Essere giovani è il desiderio di vita piena che il giovane ricco ha espresso a Gesù e la sua debolezza nel non riuscire a distaccarsi da sé;
  • Essere giovani è passare attraverso la malattia e la morte di Lazzaro e sentirsi la gioia di una vita nuova donata da Cristo
  • Essere giovani è la compagnia e l’ascolto a bocca aperta di Gesù nella calda accoglienza di una casa come quella di Marta e Maria.
  • Essere giovani è sentirsi fatti per cose grandi e trovarsi a fare una vita da polli
  • Essere giovani è sentirsi precari: oggi qui, domani la, un po’ soddisfatto e subito dopo scaricato.
  • Essere giovani è aprire la mente, incuriosirsi delle cose belle del mondo, della scienza, della poesia, della bellezza.
  • Essere giovani è affrontare la vita giocando, sicuri che c’è sempre una qualche rete di protezione.
  • Essere giovani è sentirsi addosso un corpo di cui si vuol fare quel che si vuole, perché è tuo e nessuno deve dirti niente.

Se poi sei anche dalla parte fortunata della vita, e hai anche un papà che tutte le volte che ti vede, gli ricordi che lui non è mai stato così spensierato, si commuove e stacca un assegno, allora non c’è più bisogno di niente e di nessuno.

I momenti più decisivi della vita del giovane, ambiti privilegiati di animazione giovanile e di proposta cristiana:

Elenco qui di seguito alcuni momenti tipici della vita di un giovane che possono essere anche le esperienze più interessanti in cui incarnare l’annuncio.

  • la scuola come luogo di crescita, di amicizia, di risposta alle domande della vita

E’ lo spazio che tutti abitano per molto tempo e che definisce la felicità o l’infelicità della vita per almeno un quinquennio. Qui comincia a dare ai suoi rapporti con gli altri una impronta personale: amicizia, stima di sé, capacità di un pensiero personale sulla vita, modi espressivi, sogni, desideri di futuro,

  • la vita affettiva e la lunga gestione di un desiderio di famiglia propria: offrire linee di sicurezza e una visione più profonda del vivere.

È l’esperienza di gran lunga la più fantasiosa, la più strumentalizzata, ma anche quella che permette di crescere, di formarsi una identità, di stabilire comunicazione, di superare la solitudine. Passa attraverso molte tappe: non solo amici, ma non ancora innamorati; coppia a tempo o compagnia riconosciuta; fidanzamento, decisione di sposarsi. La prospettiva del matrimonio è occasione di grande ripensamento del proprio vivere. La lenta transizione all’età adulta è più segno di una difficoltà che acquiescenza all’andazzo generale o decisione di non impegnarsi. Il fatto religioso è visto come una chance nuova nella propria progettualità.

  • la ricerca di lavoro: rimettergli in mano le decisioni della vita e offrire motivi di speranza

La ricerca del lavoro è una avventura con tanti capitoli: prove, domande, curriculum, precarietà, insoddisfazioni, ogni lavoro, basta che faccia qualcosa; vivere di rendita, imbrogli e sfruttamenti, adattamenti, ricerca del concorso, dipendenza dai genitori, incapacità di osare, in attesa degli avvenimenti. C’è qualcuno che lo aiuta a prendersi in mano al vita?

  • il confronto con il limite e la finitezza della vita

L’esperienza del dolore e della morte è fin troppo presente nel mondo giovanile, ma manca assolutamente la capacità di elaborare il dolore. L’esperienza di fede non è una risposta automatica, ma ha qualcosa di importante da dire al riguardo.

  • la solitudine e la novità in nuove situazioni di vita (emigrazione per lavoro, per studio…)

Esistono momenti nella vita in cui un giovane perde le sue fasciature, le stampelle su cui si reggeva. E’ costretto a uscire dal branco e ad affrontare la vita da solo. Spesso questo tempo si consuma nella solitudine, che può diventare l’anticamera della disperazione o l’inizio di una vera formazione della coscienza.

  • l’impegno per le situazioni di bisogno, povertà, solidarietà (volontariato)

Molti giovani acquisiscono profondità di riflessione a contatto con il bisogno degli altri, assunto come misura anche solo di una stagione della propria vita. E’ un momento privilegiato di invocazione anche religiosa. Molti vogliono sentirsi utili al prossimo, al mondo alla comunità

Atteggiamenti di fondo di una chiesa che annuncia ai giovani Gesù, il Signore della vita

Il nodo principale del servizio ai giovani non sta in alcune attività, ma nella comunità. Un ufficio ha ragione di esistere non solo se porta i giovani alla Chiesa, ma se porta la chiesa ai giovani.

  1. È una Chiesa che orienta tutta la sua attenzione (pensiero, azione, sentimenti, progetti…) sul giovane vivo, sulla sua vita con lo stile con cui il Concilio guardò all’uomo (cfr. discorso di Paolo VI in chiusura del Concilio)

Non stiamo a guardarci l’ombelico, a guardare i nostri gruppi, le nostre organizzazioni, come possiamo collaborare, le riunioni del consiglio pastorale, le assemblee o le presidenze, le attività stabili della vita della parrocchia come se fossero il fine della nostra esistenza o della nostra presenza di chiesa, ma i giovani, le loro domande, la loro sete di Dio, i tradimenti che si perpetrano nei loro confronti, le involuzioni e le aspirazioni, i sogni di mondo pulito e in pace e le frustrazioni… A questo orientiamo tutto il resto. Per loro abbiamo forse costruito un oratorio, per loro si sono inventate tante strutture, per loro i genitori spendono la loro vita, per loro facciamo commissioni, coordinamenti.

  1. È una Chiesa che ritrova il centro del suo essere credente e la sua passione incoercibile in Gesù Cristo, come sorgente dell’operare, pensare, essere.

Facciamo di tutto per contemplare il volto di Dio in Gesù e lo supplichiamo di concederci la grazia di innamorarci perdutamente di Lui; vogliamo diventare degli specialisti, conoscitori della sua vita, della sua parola, della sua decisione radicale di donare la vita; vogliamo mettere il naso nei suoi affari peggio delle iene, non vogliamo solo curiosare a casa sua, ma stare con Lui, dimorare. Sentiamo rivolto a noi pressantemente quell’invito del vangelo: venite e vedrete. È Gesù che motiva ogni nostra fatica, ogni tempo che dedichiamo ai giovani. In Lui troviamo ragioni di vita da giocare e da proporre. Sappiamo che le ragioni di vita non si depositano mai, o sono vive o non ci sono, non sono mai archiviabili, non esistono in biblioteca, non le puoi trovare neanche su Internet, te le devi sempre costruire, cercare, attendere, invocare, aspettare. Ti devi prendere in mano la vita ogni giorno, tu con la tua ingenuità e la tua debolezza. Gesù è una persona che ti invade la vita, che vuoi ascoltare e seguire, con cui lottare e stare in compagnia. C’è una vita di preghiera, di ascolto della Parola; ci sono momenti importanti in cui ti “ritiri sul monte a pregare”, ad affidare al Padre la tua vita. C’è una esperienza di salvezza che sta solo nella chiesa e che devi abitare.

  1. L’avventura della salvezza è una avventura che condividiamo, che otteniamo per noi mentre ne facciamo dono a loro. Non ci salviamo senza di loro, la Chiesa non è chiesa se lascia perdere i giovani

Ci appassioniamo ai giovani sia più piccoli, sia coetanei, quale che sia la loro scelta di vita o di fede; non smettiamo di pedinarli nei loro percorsi, di amarli nei loro pregi e difetti, non abbiamo paura di correre il rischio di perderci per non perderli. Non ci dividiamo mai tra vicini e lontani, non diremo mai: noi e loro, siamo convinti che tanti messaggi di Dio per la nostra salvezza sono stati deposti solo nella loro vita. Noi non ci percepiamo meglio di loro, ma con loro vogliamo farci salvare da Dio.

  1. Nessuno è un outsider, un isolato, un single in cerca di anime solitarie, ma siamo una comunità. E’ solo la Chiesa che può donare salvezza, felicità piena, anche se entro fragilità impensabili

Amiamo senza condizioni la chiesa, come la strada unica e vera per incontrare Gesù, per avere il suo perdono, il suo corpo e il suo sangue, la sua parola, la sua grazia. Non ci interessa se ha qualche ruga di troppo; è quella che le abbiamo procurato noi, come a nostra madre. Non vogliamo costruirci delle comunità gruccia, cui appendere le nostre attese, in cui possiamo anche star bene tra di noi, ma vogliamo dedicarci a lei anche nelle contrade più impossibili e le famiglie più ostinate.

  1. Non siamo né talebani, né anonimi, ma portatori di una esperienza che convince per quello che riusciamo a viverne e a farne percepire la grandezza.

Vogliamo rendere disponibile la gioia di vivere per tutti i giovani non solo entro appartenenze confessionali, ma nei percorsi della vita quotidiana, dalla scuola allo sport, dal lavoro alla notte, dal volontariato allo stare a fare niente tutta sera. Siamo una Chiesa che non è preoccupata di portarli a messa, ma di renderli felici e di aiutarli a conoscere la vera fonte della felicità che per noi è il Signore della vita, Gesù. Desideriamo avere a messa giovani felici, che celebrano con noi la gioia di una vita bella riscoperta anche con fatica, anche dopo tutte le balordaggini in cui vengono facilmente intrappolati

  1. Ogni pastorale giovanile è convergenza di carismi, di qualità, di doni, gamma diversificata di provocazioni, proposte, spinte, competenze e intuizioni; il soggetto è la Chiesa, lo spazio di azione e di collaborazione il mondo

Sentiamo irresistibile il desiderio di condividere con altri questa passione. Da soli non riusciamo nemmeno a immaginare di essere in grado di rispondere a noi stessi, alle provocazioni di tutti, alle nostre crisi quotidiane, alle nostre pigrizie, alle lune che ci assalgono periodicamente, ai nostri stupidi abbarbicamenti agli orsacchiotti di pelouche, che ancora popolano le nostre stanze. Sentiamo il bisogno di metterci assieme tra giovani, adulti, ragazzi, educatori, preti, suore, genitori… nessuno è autosufficiente nel sostenere il rischioso mestiere di vivere.

Mons. Domenico Sigalini (via donboscoland.it)

(3/3 – fine)

Link correlati:

Sito web ufficiale Donboscoland
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